La Svizzera ha sospeso i pagamenti per il suo ordine di missili Patriot da 2,5 miliardi di dollari e minacciato di annullare completamente l’accordo a causa di ritardi nelle consegne che si protraggono ormai da due anni. Il ministro della Difesa Martin Pfister ha confermato mercoledì che la risoluzione del contratto rimane sul tavolo mentre Berna attende programmi di consegna vincolanti da Washington.

La nazione alpina neutrale aveva ordinato cinque sistemi Patriot nel 2022, con consegne previste per quest’anno e completamento entro il 2028. Questi tempi sono crollati lo scorso luglio quando il Pentagono ha informato la Svizzera che le necessità del campo di battaglia ucraino avrebbero ritardato indefinitamente le consegne elvetiche.

L’annullamento è sempre un’opzione in caso di ritardo

Martin Pfister, Ministro della Difesa — ATS-Keystone

La Svizzera aveva già bloccato i pagamenti lo scorso autunno con l’aumentare dell’incertezza sulle consegne. Il ministero della Difesa ha annunciato mercoledì che avrebbe mantenuto la sospensione dei pagamenti fino a quando gli Stati Uniti non forniranno date di consegna definitive e scadenze di pagamento.

La situazione è degenerata quando Washington ha aggirato i blocchi dei pagamenti svizzeri reindirizzando fondi provenienti dall’acquisto separato degli F-35A da parte della Svizzera per coprire i costi dei Patriot. Urs Loher, capo degli armamenti svizzeri, ha confermato che la manovra era tecnicamente autorizzata dagli accordi esistenti, ma ha avvertito di possibili conseguenze più ampie.

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Euronews presenta la vicenda come una disputa di procurement lineare, sottolineando lo status non-NATO della Svizzera e i dettagli tecnici delle sospensioni dei pagamenti. La copertura si concentra sugli aspetti diplomatici e finanziari piuttosto che sulle implicazioni geopolitiche più ampie.

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