Gli Stati Uniti e l’Iran inizieranno questo fine settimana a Islamabad il loro più alto livello di impegno diplomatico degli ultimi anni, in una corsa contro il termine del 22 aprile, quando la loro fragile tregua scadrà.
I colloqui derivano da un conflitto in escalation iniziato il 28 febbraio, quando attacchi coordinati tra USA e Israele hanno ucciso l’ayatollah Ali Khamenei e devastato le infrastrutture militari e nucleari dell’Iran. Secondo fonti iraniane e l’Agenzia di stampa per i diritti umani con sede negli USA, oltre 3.000 persone sono morte in Iran nei cinque settimane di combattimenti.
La risposta di Teheran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz — il corridoio per un quinto dei flussi globali di petrolio e gas — facendo schizzare alle stelle i prezzi dell’energia e sconvolgendo il commercio mondiale. Le onde d’urto economiche hanno spinto entrambe le parti verso le trattative.
Il Pakistan è emerso come mediatore improbabile nonostante la sua reputazione di instabilità interna e difficoltà economiche. Il paese sfrutta vantaggi diplomatici unici: l’Iran è stato il primo Stato a riconoscere l’indipendenza del Pakistan nel 1947, e i due vicini condividono un confine di 900 chilometri oltre a profondi legami culturali e religiosi. Il Pakistan ospita oltre 20 milioni di musulmani sciiti, la seconda popolazione più numerosa al mondo dopo l’Iran.
Allo stesso tempo, Islamabad mantiene solide relazioni con Washington, l’Arabia Saudita e la Cina. Il coinvolgimento cinese si è rivelato cruciale per garantire il primo accordo di tregua.
Inquadra i colloqui come un’opportunità diplomatica, sottolineando al contempo i vasti divari tra le posizioni negoziali. Evidenzia le preoccupazioni degli USA sull’arricchimento dell’uranio e l’accesso allo stretto, presentando la proposta in 15 punti di Washington come ragionevole, mentre segnala le richieste massimaliste dell’Iran.
Adotta una prospettiva di stabilità regionale, sottolineando le interruzioni economiche derivanti dal conflitto e il ruolo di mediatore del Pakistan. Si concentra sulle implicazioni pratiche per il commercio globale e i mercati energetici, senza schierarsi nella disputa.
Sottolinea il carattere senza precedenti dei colloqui e l’emergere diplomatico, per certi versi sorprendente, del Pakistan. Inquadra la vicenda attraverso una lente di gestione delle crisi internazionali, evidenziando come i conflitti possano creare opportunità diplomatiche inaspettate.
Presenta una prospettiva bilanciata, focalizzata sul tributo umanitario e sulle interruzioni economiche, con particolare attenzione al ruolo diplomatico della Cina nel garantire la tregua. Sottolinea l’impatto globale del conflitto senza prendere posizione nella disputa.
India Today inquadra i colloqui attraverso la posizione strategica del Pakistan, sottolineando le preparazioni militari di Islamabad e l’importanza diplomatica di ospitare 'l’incontro più consequenziale degli ultimi anni'. Questa prospettiva evidenzia il ruolo centrale del Pakistan nella diplomazia regionale, posizionando l’India come osservatore del vicino e del suo profilo internazionale elevato nel mediare tra grandi potenze.
Al Jazeera sottolinea l’urgenza e il potenziale fallimento della diplomazia, evidenziando l’avvertimento dell’Iran secondo cui 'il tempo sta per scadere', mentre Israele continua le operazioni militari. Inquadra i colloqui come potenzialmente destinati al fallimento, riflettendo la preoccupazione della regione del Golfo per l’escalation del conflitto e presentando la tregua come fragile, con le azioni di Israele che minano gli sforzi diplomatici.
La copertura sottolinea l’ottimismo di Trump riguardo alla possibilità di raggiungere un accordo di pace, nonostante la tregua tesa, inquadrando i colloqui come potenzialmente di successo sotto la leadership americana. Questa prospettiva riflette l’interesse della Turchia per la stabilità regionale e i suoi rapporti complessi sia con l’Iran che con gli USA, posizionando l’impegno diplomatico come la via preferibile in avanti.
La notte della tregua, le speranze stavano svanendo, ma la Cina è intervenuta e ha convinto l’Iran ad accettare una tregua preliminare
Funzionario pakistano di alto livello — AFP
Le posizioni negoziali rivelano ampi divari tra le parti avverse. La proposta di 15 punti riportata da Washington si concentra sulle scorte di uranio arricchito dell’Iran e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale.
L’Iran risponde con un piano in 10 punti che chiede il controllo dello stretto, la riscossione di pedaggi dalle navi in transito, la cessazione di tutte le operazioni militari regionali e la completa revoca delle sanzioni. Queste posizioni massimaliste suggeriscono negoziati difficili in vista.
Il Libano complica il quadro diplomatico. Israele ha continuato a colpire obiettivi di Hezbollah dopo l’entrata in vigore della tregua, con il primo ministro Benjamin Netanyahu che ha respinto le affermazioni pakistane secondo cui la tregua copriva anche il territorio libanese.
Il vicepresidente statunitense JD Vance ha adottato un linguaggio più conciliante, suggerendo che potrebbe esserci stato un malinteso legittimo sull’inclusione del Libano nei termini della tregua.
I tempi creano ulteriore pressione. Il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell’Iran ha indicato che i colloqui potrebbero continuare fino a 15 giorni, ma la scadenza della tregua del 22 aprile incombe sulle trattative.
I mercati energetici rimangono volatili mentre gli operatori cercano segnali di progresso. Un eventuale fallimento dei negoziati potrebbe scatenare un nuovo conflitto e ulteriori interruzioni delle forniture globali di petrolio e gas attraverso questa via d’acqua strategica.