Donald Trump ha fatto marcia indietro rispetto alla minaccia di distruggere la civiltà iraniana, accettando una tregua di due settimane appena poche ore prima della sua stessa scadenza per l'Iran di riaprire lo stretto di Hormuz. L'accordo mediato dal Pakistan rappresenta la de-escalation più significativa in un conflitto durato 40 giorni, che ha sconvolto i mercati energetici globali e destabilizzato il Medio Oriente.
Il dietrofront del presidente è arrivato dopo aver lanciato, secondo gli analisti, il suo ultimatum più estremo finora. Martedì mattina, Trump aveva avvertito tramite social media che, a meno che l'Iran non avesse raggiunto un accordo, una intera civiltà sarebbe perita quella stessa notte.
una intera civiltà perirà stanotte, senza possibilità di ritorno
Donald Trump, tramite social media — Al-Monitor
I critici hanno subito ribattezzato l'episodio un altro esempio di "TACO" — Trump Always Chickens Out — evidenziando uno schema in cui le minacce massimaliste lasciano spazio a accordi negoziati. Il presidente ha rivendicato la vittoria, affermando che gli Stati Uniti avevano superato tutti gli obiettivi militari, ma gli analisti vedono un esito più complesso.
L'Iran esce dalla crisi militarmente indebolito, ma potenzialmente rafforzato sotto altri aspetti. Il paese mantiene il controllo *de facto* sul vitale corridoio di navigazione petrolifera e conserva il suo stock sepolto di uranio altamente arricchito. Più preoccupante per Washington, il conflitto ha probabilmente rafforzato gli elementi più duri all'interno della leadership iraniana.
Inquadra il dietrofront di Trump come esposizione delle debolezze fondamentali del suo approccio negoziale, sottolineando i rischi di una diplomazia imprevedibile. Come principale alleato degli Stati Uniti alle prese con sfide di sicurezza regionale con Cina e Corea del Nord, la prospettiva del Giappone riflette preoccupazioni sulla affidabilità americana e sull'efficacia delle tattiche di massima pressione nelle relazioni internazionali.